Come parlare a un capo distratto senza farti licenziare

Correva l’anno 2010 e io passavo dalla selezione del personale all’orientamento professionale. Gestivo incontri sia singoli che di gruppo rivolti a persone appartenenti a categorie a rischio (donne, disoccupati, cassaintegrati, ecc.).

In un anno, erogando ore ed ore di orientamento, portai in cassa (dell’azienda, non di certo la mia!) circa 100.000 euro di fatturato. Me lo ricordo bene, quell’anno. Imparai tantissimo, acquisii nuove competenze, entrai nella vastità delle storie delle persone ma al tempo stesso feci una fatica immensa! Lavoravo da sola, senza grandi pause e senza condivisione del lavoro. Non sono mai stata una lamentosa per cui come è nel mio temperamento, accettai la sfida e tirai, tirai, tirai fino ad arrivare allo strenuo delle forze. Arrivata lì sbottai con il mio capo di allora chiedendogli come fosse possibile arrivare a quei livelli senza che lui intervenisse in soccorso! Lui mi rispose:

“Ah! Pensavo andasse tutto bene perché vedo che sei tranquilla e non ti lamenti”

Shock!

Io vivevo una situazione assurda dal mio punto di vista e lui da fuori vedeva una che macinava chilometri in allegria! Il mio atteggiamento positivo era diventato il mio problema!

Perché ti racconto questa storia? Perché oggi osservo la stessa dinamica in tanti clienti che seguo. Persone che si fanno il mazzo senza ottenere riconoscimenti e senza sentirsi mai chiedere come vada. Non alzano la testa e sono sempre operativi, ma fanno fatica a fare tutto da soli. Quando io domando loro se per caso abbiano mai fatto presente la situazione, solitamente ottengo una risposta che suona pressappoco così: “No! Ma è evidente che non sta funzionando! È lui il capo e dovrebbe accorgersene da solo!”

Risultato: lui non se ne accorge (o fa finta di non accorgersene) e tu affondi.

Prima osservazione: non è necessario arrivare sempre alla frutta. Si può anche decidere di smettere l’harakiri per tempo. Ne trarrai giovamento e, sinceramente ti meriti di più.

Seconda osservazione: stai raccogliendo bollini per il paradiso? Penso di no, quindi puoi smettere di accumulare punti da brava bambina sperando che pesino sul piatto della bilancia, semmai lui un giorno se ne accorgesse! Smettila di gonfiarti di orgoglio ed aspettare che ci si accorga che non stai bene. Quello lo fa tua madre (forse!).

Terza osservazione: il tuo obiettivo qual è? Dimostrare quanto il tuo capo sia incapace oppure levarti un tuo problema ed essere più felice sul lavoro? Se la risposta è la seconda, smetti di dare tutto per scontato.

Sarebbe bello se i nostri capi fossero così carini e presenti da anticipare le nostre criticità e le nostre emozioni negative. Ma in quel caso forse assomiglierebbero più ad un nostro amico e questo, ti posso assicurare, può essere ancora più deleterio. Al di là di quanto sia corretto un atteggiamento simile da parte di un capo, ciò che conta è prendere coscienza di come funziona l’ambiente in cui lavori e intervenire a tuo vantaggio!

Cosa significa? Che se il mio capo non si accorge dei problemi, va da sé che prima di farmi venire l’esaurimento nervoso forse è il caso che inizi a parlare!

D’altronde, parliamoci chiaro: chi di noi va a sollevare tappeti per vedere quanta polvere ci sia sotto? Ma se qualcuno ci fa notare che là sotto ci sono cumuli siamo quasi obbligati ad andare a verificare. Allo stesso modo se tu fai presente la situazione che vivi, porti all’attenzione del tuo superiore le criticità in corso. Quindi, piuttosto che passare le tue giornate a sperare che qualcosa cambi grazie alla sua capacità di empatia, prova a prendere il controllo!

Io da quel lontano 2010, lo faccio. L’ho fatto in quegli anni e continuo a farlo. Perché mi voglio bene. Non sempre ottengo ciò che desidero ma sempre ci provo. E questo fa di me una persona solida e utile all’azienda che decide di lavorare con me.

Ma come gestire questa comunicazione evitando l’effetto “Sportello del Lamento”?

  • Fissa un appuntamento. Non parlare dei tuoi problemi in corridoio o mentre ti passa il lavoro da fare. Chiedigli del tempo dedicato. Se sei una donna probabilmente penserà che sei incinta, se sei un uomo che devi dare le dimissioni. Non importa! Anzi meglio, così capirà che c’è qualcosa da affrontare seriamente.
  • Circoscrivi l’area di intervento. Prima dell’incontro chiarisci con te stessa di cosa vuoi parlare. Butta giù uno schema in punti se necessario. Ti aiuterà a evitare voli pindarici nei quali affondi mezza azienda e lo lasci stordito
  • Tieni a bada le emozioni. Mantieni un certo self control mentre sei a colloquio, esponi le tue ragioni come se fossi l’amministratore delegato. Dimostra nei fatti di essere degna di attenzione (anche se in quel momento te lo mangeresti vivo!)
  • Chiarisci il tuo valore. Parti parlando di numeri, obiettivi raggiunti, incrementi di fatturato, dati oggettivi. Il tuo capo sarà più attento se percepisce con chiarezza quanto vali (lo so, stai pensando che dovrebbe saperlo… ma noi glielo ricordiamo per bene!)
  • Proponi soluzioni. Non usare formule tipo “Io ho un problema”. No alle liste di problemi. Sì a soluzioni concrete che servano a te e costituiscano un beneficio anche per il tuo capo.
  • Torna alla carica. Se dal colloquio, nonostante la preparazione e l’oggettiva bontà delle tue soluzioni non hai ottenuto alcun cambiamento, torna da lui dopo qualche mese. Fai capire che ci sono problemi che vanno affrontati, prima o poi. E se non ti ascolta nemmeno al secondo giro, inizia a guardarti intorno…

Se ti riconosci in questa situazione, passa subito all’azione! Prendi un foglio e scrivi subito quale sia la criticità che vuoi eliminare entro aprile e fissa una data per parlarne con il tuo capo. Così inizierà la tua primavera!

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