Come far felici i dipendenti senza aumentare lo stipendio

Nelle fasi di transizione lavorativa, quando ci troviamo a dover valutare un’offerta di lavoro teniamo in considerazione una serie di fattori. Alcuni riguardano il ruolo che andremo a ricoprire, il livello di responsabilità, l’inquadramento retributivo. Ma non solo.

Valuteremo come sarà l’ambiente di lavoro, quali siano i valori dell’azienda e se essi sono da noi condivisibili, se esiste un giusto bilanciamento fra il lavoro e la vita privata.

Proprio quest’ultimo è fra i fattori tenuti maggiormente in considerazione. Recenti ricerche ci dicono che il 55% delle persone attribuisce molta importanza a questo fattore. Ad esso segue la ricerca di un ambiente piacevole (51%), e quindi la possibilità di instaurare relazioni sane e proficue, mentre solo in terza posizione troviamo la retribuzione.

Il bilanciamento lavoro-vita privata pare essere in testa anche fra le motivazioni che spingono una persona a voler abbandonare il lavoro che ha. In altre parole, quando tale bilanciamento viene a mancare si sente la necessità di un cambiamento professionale.

Dal punto di vista dell’azienda questi dati ci dicono che più i dipendenti sono felici tanto più saranno produttivi. E non sempre per renderli felici serve aumentare lo stipendio! Ci sono persone che guadagnano tanto ma si percepiscono comunque insoddisfatti in quanto lo stipendio allo stato attuale delle cose non è più l’unico fattore critico di successo.

Sentirsi coccolati dalla propria azienda contribuisce invece a rafforzare il nostro senso di appartenenza e a migliorare l’attaccamento al ruolo e agli obiettivi che ci vengono richiesti.

Quando si parla di welfare aziendale a cosa ci si riferisce? Ci sono degli esempi imitabili? Quali di questi influenzerebbero le tue scelte?

  • Ikea offre fino a 4 mesi di congedo parentale pagato
  • Reebok organizza corsi di cross fit all’interno dell’orario di lavoro consentendo ai dipendenti di utilizzare un’ora ogni giorno per fare sport
  • Timberland concede 40 ore all’anno retribuite per svolgere attività di volontariato
  • Florim, azienda del modenese, prevede convenzioni con gli ospedali della zona, tariffe ridotte e tempi di attesa brevissimi.
  • Deloitte fa scegliere fra due pacchetti sabbatici: un mese a disposizione (non pagato ma comunque non contestato) in cui fare ciò che si vuole oppure fino a 4 mesi di tempo pagati al 40% e fruibili per qualsiasi motivo personale.

Questi sono alcuni esempi cui se ne aggiungono altri più o meno bizzarri. Andiamo da quelli stile anni 90 come il tavolo da ping pong fino al sostegno di Facebook e Netflix per il cambio sesso.

Ci sono inoltre altri fattori che a detta di alcuni CEO intervistati modificano in senso positivo il clima percepito e riguardano principalmente l’atteggiamento dei manager nei confronti dei dipendenti per cui si lavora meglio e con maggiore soddisfazione quando:

  • C’è trasparenza anche in ciò che c’è da migliorare
  • Si promuove la comunicazione nelle aree comuni: una confortevole pausa caffè fa miracoli
  • C’è chiarezza nei percorsi di carriera ed essi sono condivisi
  • Si riducono il numero di mail e riunioni di modo da liberare il tempo
  • Si fa in modo di far sentire i dipendenti parte di un tutto più ampio della semplice somma delle parti.

Il punto è che lavorare in un’azienda che ha un buon welfare aziendale accresce la percezione della qualità della propria vita e del proprio benessere sul lavoro e fuori.

Questo perché percepire di essere capaci di destreggiarsi fra vita familiare, lavorativa e personale influenza il nostro benessere e incide sia su di noi che sulla nostra famiglia generando un circolo che, a seconda dei casi, sarà virtuoso o vizioso. Tu dove ti posizioni? Hai mai pensato che nel valutare un’offerta di lavoro i fattori di welfare interno siano di primaria importanza? Baratteresti una parte dello stipendio per avere un voucher per l’asilo oppure una palestra fruibile in orario di lavoro?

Forse il passo in avanti che dovremmo fare nel nostro paese è un cambio di mentalità. Quindi, credere che essere felici al lavoro non significa diventare improduttivi o odiare il business di cui facciamo parte. Dobbiamo superare l’errata convinzione, che ci portiamo dietro, che il lavoro sia sempre e solo fatica e sudore. Per cui se si sta troppo bene è perché in fondo in fondo non si lavora abbastanza.

Certo, non basta un buon welfare aziendale per rendere un’azienda vivibile, aperta, orientata al benessere. Si può avere l’asilo nido interno e odiare i bambini. Ma sicuramente è già un buon passo avanti. Ci guadagnano tutti. Lavoratori e Aziende. Perché avere a che fare con persone soddisfatte fa crescere le persone e i fatturati.

Tu che ne dici? Che tipo di esperienze hai avuto in proposito? Cosa faresti se potessi dare un consiglio ai piani alti?  

2 responses to “Come far felici i dipendenti senza aumentare lo stipendio

  1. Ilaria

    Cadi a fagiolo! Giusto oggi abbiamo compilato la survey periodica per analizzare il clima in azienda e devo dire che, a dispetto dei brontolii giornalieri che tanto ci saranno sempre , mi sono ritrovata a dare dei voti piuttosto alti soprattutto mettendo il focus sulla possibilità di ritagliarsi del tempo per staccare la spina durante l’orario di lavoro (evviva l’area caffè) e sulle buone relazioni con i colleghi e la trasparenza del capo, elementi che favoriscono la collaborazione e creano un ambiente disteso.

    1. Danila Saba Autore

      Hai detto bene Ilaria! Creare un clima disteso che dal lato azienda facilita la produttività. Insomma, conviene al dipendente e conviene all’azienda.

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