Hai sviluppato giudizio o senso critico? Scopri la differenza

Dal lavoro quotidiano con le mie clienti emerge un dato: c’è una grandissima differenza fra il giudicare e l’avere senso critico. Ultimamente noto che queste due grandezze vengono spesso confuse. Spostare l’ago della bilancia dal primo al secondo ci aiuta a vivere meglio con noi stessi e con gli altri. E ti spiego perché.

Ho incontrato diverse persone che fanno della loro capacità di giudicare – dividendo il mondo in categorie aut aut, il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, il dolce e l’amaro – lo scettro del loro potere e della loro identità. Io stessa, nella mia versione pre-coaching, sono stata convinta per tanto tempo che la mia capacità di giudizio fosse un dono che mi tenesse salda nelle tempeste e nel valutare cosa fosse giusto per me. Questo mi ha reso una persona sicuramente solida ma spesso molto intransigente.

Poi è arrivato il Coaching. Sai qual è una delle qualità fondamentali di un coach? L’assenza di giudizio. La capacità di accogliere la storia di chi hai di fronte, anche se la pensi diversamente da lui. Questa visione inizialmente ha fatto franare la terra sotto i miei piedi: rinunciare al giudizio significava rinunciare ad un aspetto basilare del mio essere. Come avrei potuto affrontare gli attacchi del mondo senza più giudicare?

In realtà c’è una bella differenza fra lo smettere di giudicare (se stessi e il mondo) e mantenere il senso critico rispetto a ciò che accade. Perché giudicare significa chiudere l’altro (e se stessi) in un vicolo senza uscita dal quale non riesce a liberarsi. Il mondo è chiuso in un’idea, spesso in un’ideologia e mi aspetto che la mia mappa corrisponda al territorio che ho intorno.  Facendo così finisco per ridurre la bellezza di ciò che incontro a ciò che posso capire paragonando l’altro al mio limitato schema. Mi precludo nuove possibilità per colpa di un pre-giudizio.

Se ti giudichi troppo significa che non ti perdonerai mai niente. E passerai la tua vita a guardarti indietro per dettagliare al meglio tutti gli errori che hai commesso e per espiarne la colpa in eterno. Nel rapporto con gli altri sarai sempre sulla difensiva perché uscire dal tuo schema è troppo faticoso. Sarà più facile pensare che qualcosa/qualcuno non esista piuttosto che rischiare di accoglierla. Lo so bene perché l’ho fatto anche io.

Avere senso critico invece è avere una bussola per orientarsi di fronte alle scelte che la vita ci pone davanti. Significa essere in grado di sapere cosa è meglio e più funzionale per me senza per questo invadere lo spazio vitale altrui e pretendere che tutti abbiano il mio stesso pensiero.

  • Significa avere dei valori saldi e uno scopo nella vita a cui paragonarsi e sperare che ognuno trovi il suo.
  • Significa non dover mai puntare il dito su qualcuno e decidere io cosa sia la sua felicità.
  • Significa non accettare che qualcuno punti il dito su di me decidendo lui cosa sia la mia felicità
  • Significa non dividere il mondo in buoni e cattivi.
  • Significa aprirsi a ciò che è diverso da me con tutto il cuore e vagliare se ciò che incontro fa al caso mio. E, se non facesse al caso mio, andare oltre senza necessariamente distruggere.
  • Signfiica non dovere mai dire “stai pur certo che io non lo farò mai” perché sai di non essere un super eroe senza macchia.
  • Significa essere capaci di ammettere che qualcosa o qualcuno non vanno più bene per stare al nostro fianco ma non avere bisogno di fare la guerra (giudicando!) per cambiare ciò che non ci piace.

Capire questa differenza a me ha cambiato la vita e mi ha reso più salda, più felice e più aperta al nuovo come mai prima. Ora non ho più paura del cambiamento e delle differenze perché esse sono alla base della mia conoscenza del mondo e della vita stessa. La guerra è finita.

Imparare a giudicare meno (noi stessi e gli altri) e a riscoprire le radici profonde del nostro senso critico è, di questi tempi, il regalo più grande che possiamo farci.