Gli interruttori della felicità

Un lavoro che non  ti soddisfa da diversi anni, un capo che non ti capisce, un clima lavorativo pesante che si trascina, un pessimo equilibrio lavoro/vita privata, i torti subiti. Sei appena rientrata al lavoro e vorresti già scappare via!

Quali sono le caratteristiche comuni nelle persone che si trovano in questa situazione?

  1. Sostituiscono la RE-AZIONE all’AZIONE. Censurano il problema negandolo perché prenderlo in considerazione fa stare male. Così facendo non creano lo spazio necessario per accogliere la difficoltà e, anziché cicatrizzare una ferita, finiscono per tenerla aperta in eterno.
  2. Usano la difficoltà come un’arma per difendersi dal mondo convincendosi che la ruota della vita non gira nella direzione giusta, che disdetta! E stanno lì, fermi.
  3. Si lamentano ed entrano nel girone dei rassegnati. Questo rende meno acuto il dolore trasformandolo in una nota melodrammatica di sottofondo perenne alla vita e non alimenta alcun cambiamento.

La Speranza e il Desiderio sembrano persi.

Eppure, non sono gli eventi esterni a protrarre il dolore nel tempo. Essi sono come interruttori che accendono il dolore ma se stai male troppo a lungo è solo per una ragione: ti sei fermata e non dai più spazio alla tua unicità.

Ti sei convinta di avere sofferto troppo. Credi che certe situazioni non cambieranno più perché ormai vanno avanti da troppo tempo. Non ci sono grandi tragedie nella tua vita ma queste piccole e grandi salite bastano per dare la colpa al mondo di ciò che non sta funzionando.

C’è una bella notizia: ciò che per mesi non è accaduto può accadere in un istante!

E’ probabile che tu sia oggi anche il risultato di un ambiente e delle relazioni che hai vissuto in passato. Tuttavia questo non ti definisce per intero! E’ solo una parte di te. Tu puoi scegliere chi vuoi essere, a cosa dare peso, chi può avere il privilegio di influenzarti.

C’è un interruttore  per riaccendere la Speranza e il Desiderio! Non è detto che per uscire da un problema ci voglia necessariamente un cammino lungo quanto è stato il periodo di fatica. Non c’è da espiare alcuna colpa.

Spesso si impronta la vita solo sui bisogni dimenticando che è invece la categoria del desiderio che spinge veramente all’azione, che rende capaci di nuova progettualità.

Come uscire da questo circolo vizioso?

Anzitutto prendendo coscienza che non è vero che sei sempre triste, che la vita con te è sempre ingiusta, che non riuscirai mai a superare quest’ ostacolo. Smetti oggi di raccontarti questa bugia.

E come si fa? Puoi attivare un altro interruttore: la Gratitudine. E’ lei che ci consente di fare di più o di fare in modo nuovo.

Un esercizio molto bello, per recuperarla, è:

  • Fare una lista delle cento cose di cui sei grata (nella tua vita in generale). Vedrai che più vai avanti nella lista è più ti rendi conto di quante cose belle hai intorno. Questo ti aiuta a ridare un senso delle proporzioni anche alle fatiche. E sprigionare nuove risorse.
  • Ogni giorno per almeno un mese, scrivi le 3 cose di cui sei grata che sono accadute dall’alba al tramonto. Questo ti aiuta a rintracciare quotidianamente qualcosa di cui gioire. Vedrai che non è poi così tutto nero!
  • Rileggi le tue liste frequentemente e vedrai che all’improvviso troverai soluzioni che non avresti mai immaginato. E accadrà mentre stai pensando a vivere!

Il freno non è il passato o le sfortune che hai avuto, ma piuttosto la tua ostinazione a restare in quella posizione.

Un giorno, quasi all’improvviso, mentre sei impegnata ad essere grata della vita,  torna il sole. E riprendi ad andare incontro ai tuoi desideri. E magari il nuovo anno diventa quello in cui trovi finalmente quel lavoro all’altezza delle tue aspettative, quell’amore che tanto aspettavi, quell’amicizia che desideravi.