Sei consapevole delle tue competenze?

Bilancio di competenze

Questo post mi è stato ispirato da una mia cliente che di recente ha dimostrato di avere tantissimi dubbi sulla spendibilità del suo percorso professionale nel mercato del lavoro. Lei è una donna che non ha ancora provato a rimettersi in corsa, se non con sporadici tentativi, quindi i suoi dubbi non sono supportati da fallimenti vissuti o da porte chiuse in faccia. Lei non ha sperimentato un mercato difficile. Semplicemente non ha nemmeno ancora provato a inviare curriculum per via di un suo “sentire”, che le fa credere di non avere competenza utilizzabile per trovare un nuovo lavoro. Tanto è vero che il suo curriculum è un elenco di mansioni nient’affatto valorizzate. Questo crea un circolo vizioso (curriculum inopportuno=candidatura inefficace=nessuna risposta) che con molta probabilità confermerà la sua idea!

Ovviamente, nel suo caso, si tratta di una convinzione limitante in quanto la sua figura è ricercata dal mercato ed è anche ben retribuita.

Ciò che mi ha spinto a scrivere sull’argomento è che la storia di L. non è affatto un caso isolato. Persino la mia insegnante di ballo che ha un’esperienza più che decennale si definisce “alle prime armi”. E vi posso assicurare che è talmente brava che si rimane incantati a guardarla ballare!

E così capita anche con amiche, clienti, persone che incontro nelle mie aule. Tutte accomunate dalla stessa perplessità: “Io? E che competenze avrei? “

Perché avviene tutto ciò? Cosa ci spinge a non riconoscere, e quindi valorizzare, le nostre competenze? Cosa ci impedisce talvolta di attribuirgli il giusto valore?

Nel corso della mia esperienza ho cercato di dare una risposta a questo perché. Soprattutto perché si tratta di un tema veramente centrale nella ricerca del lavoro. Sempre più spesso i nostri curriculum banalizzano il ruolo ricoperto e non gli danno il giusto spessore. Fausto Fantini, nel suo ultimo libro “Dai voce al tuo valore” ci racconta quanto sia essenziale prendere coscienza del proprio valore e ci dice che questo significa capire se si hanno “capacità di risolvere problemi, soddisfare bisogni, erogare servizi: perché di questo è fatto il mondo del lavoro, non di posti e mansionari”.

Condivido a pieno questo punto di vista. In un mercato, quale quello odierno, così attento non più solo al cosa so fare ma anche, e soprattutto, a come faccio ciò che so fare, il tema del riconoscimento delle proprie competenze dovrebbe essere fortemente sentito da tutti coloro che vogliono cambiare lavoro (o che ne sono in cerca).

Il nostro presentarsi al mondo deve diventare come un racconto VIVO e VEGETO delle nostre realizzazioni, dei nostri obiettivi raggiunti, di come le esperienze professionali ci hanno forgiato e reso ciò che siamo, di consapevolezza del valore aggiunto di cui siamo “portatori sani”.

Ed invece, ne siamo ancora lontani. Perché?

Nella mia esperienza, ho individuato alcuni motivi:

  • Hai una bassa autostima. Non credi di essere in grado di fare qualcosa di veramente diverso dal resto del mondo. Non percepisci talenti né particolari inclinazioni. Sei diventata uno dei tanti senza arte né parte. Non ritieni di essere utile a nessuno. Spesso questa situazione è ancora più grave se ci troviamo di fronte a persone che hanno avuto dei Capi che non meritavano di chiamarsi tali, i quali hanno minato le fondamenta del loro essere cercando di annientarne l’identità (ne ho conosciuti personalmente purtroppo..)
  • Sei eccessivamente umile. Non hai consapevolezza del tuo valore. Sei sempre disponibile, attenta, in gamba ma stai sempre un po’ in penombra perché in fondo pensi di non fare nulla di speciale. Fai ciò che farebbe chiunque al posto tuo. Questo può essere una manna per la tua azienda, ma non per te nel caso in cui tu voglia crescere oppure addirittura cambiare azienda. Iniziamo a dare a Cesare ciò che è di Cesare. Non stai rubando nulla a nessuno, se non a te stessa!
  • Fai da anni lo stesso lavoro. In questo caso le competenze ci sono, ma sono diventate talmente familiari che tendi a dimenticarle. Non ricordi più come eri all’inizio quando gestire una trattativa commerciale con il cliente ti faceva sudare sette camicie oppure imparare a rispondere assertivamente ad un’obiezione non ti faceva dormire la notte. Certo, oggi è ovvio! Quella è una competenza acquisita. Riconoscila!
  • Sei stata fuori dal mercato per qualche motivo. Una malattia, un licenziamento o una maternità ti hanno allontanato per qualche anno dalla tua professione. Torni in campo con la paura di non valere più nulla. Non è vero! Non si dimentica come si va in bicicletta anche se non ci si va per due anni. Sicuramente dovrai riprendere la mano… ma le basi non le perderai mai!

Queste sono le situazioni che ho incontrato più frequentemente con i miei clienti. Ma ci sono anche altri motivi per cui non si ha alcuna consapevolezza delle proprie competenze. Forse tu che mi leggi saprai raccontarmi il tuo…

Se stai cercando di cambiare lavoro, la CONSAPEVOLEZZA è UN PASSO OBBLIGATO se vuoi darti una chance concreta. Perché competenza è sinonimo di competitività, di personal branding, di capacità di self marketing, d’identità. Ed è ciò che il mercato cerca.

Siamo in un’epoca in cui sta prendendo sempre più spazio il saper essere prima ancora del saper fare. COME metti in pratica ciò che SAI? E se non hai consapevolezza di chi sei e quali sono i tuoi talenti come farai a dimostrare il tuo valore aggiunto?

Poniti questa domanda: quali sono le mie reali competenze? Cosa so fare bene e amo farlo? In cosa sono veramente brava? Per cosa gli altri mi dicono che eccello?

E se non sai darti una risposta… cercala. Interrogati e interrogati. Leggi qualche libro o fatti aiutare da un Career Coach a fare un bilancio di competenze.

L’importante è che tu sia in grado di presentarti nel mercato del lavoro con una tua identità. E per convincere il tuo futuro datore di lavoro del tuo valore dovrai prima di tutto convincere te stessa. Non perdere altro tempo! Datti una chance.